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La ventunenne che toccherà con mano il cambiamento climatico: «Spero di poter dare un contributo alla sensibilità ecologica»

 

articolo di PATRICK STOPPER su 20minuti

LUGANO - Tre settimane al Polo Nord per toccare con mano il cambiamento climatico e dare un contributo alla sensibilità ecologica, documentando l’esperienza sui social media. La ventunenne Tessa Viglezio di Lugano è una dei cinque giovani selezionati tra 380 candidati per lo Swiss Arctic Project che salperà con la nave "MV San Gottardo" il prossimo 16 luglio dalle norvegesi isole Svalbard, a soli novecento chilometri dal Polo. «Per me è un grandissimo onore essere la portavoce della Svizzera italiana in questo progetto» ci racconta emozionata Tessa, attualmente studentessa di biologia all’Università di Neuchâtel.

Cosa ti ha spinto a candidarti?

«Al termine dei miei studi mi piacerebbe diventare zoologa e concentrarmi in particolare sugli animali che subiscono le conseguenze dei cambiamenti climatici. Sono convinta che questa esperienza mi permetta di vedere concretamente quello che prevede questo tipo di professione».

Personalmente come ti impegni a favore del clima?

«Cerco di evitare lo spreco di acqua ed energia elettrica. Mi sposto a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici. E negli acquisti scelgo prodotti a chilometro zero ed evito lo spreco di plastica».

Sei cresciuta in Ticino e studi a Neuchâtel. Noti una differente sensibilità ecologica?

«A casa in Ticino come pure a Neuchâtel evitiamo gli sprechi. Ma in generale vedo che in Romandia viene fatta più promozione a favore dell’ecologia».

Pensi che ora la tua voce possa sensibilizzare maggiormente anche i ticinesi?

«Lo spero di cuore! E spero anche che si parli di questo progetto».

 

Gli altri giovani selezionati

Antoine Carron, 19 anni, Fully (VS): «Sono molto motivato. Ritengo che questo sia un progetto molto interessante, poiché prevede un’esperienza direttamente sul posto».

 

Jasmin Huser, 20 anni, Rapperswil-Jona (SG): «Questo progetto mi è stato consigliato da un’amica. Nella vita di tutti i giorni cerco di dare il mio contributo all’ecologia, dalla doccia alla raccolta differenziata».

Joëlle Perreten, 22 anni, Bussigny (VD): «Molti sanno che è in atto un cambiamento climatico. Ma non tutti sono pronti a fare davvero qualcosa per cambiare la situazione, me compresa. Per me questo progetto rappresenta dunque il momento per dare tutto».

Janine Wetter, 21 anni, Fehraltdorf (ZH): «A sedici anni ho già preso parte a una spedizione in Antartide per girare un documentario sugli effetti del cambiamento climatico sui pinguini. Trovo importante che si mostri ai giovani quali sono le conseguenze del fenomeno».

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La regione artica, cinque giovani e una missione: il Swiss Arctic Project cerca partecipanti per un’indimenticabile spedizione scientifica

 

 

articolo di Daniel Krähenbühl su 20minuti

ZURIGO - Incantevoli fiordi, immensi ghiacciai e il sole che non tramonta mai. Ma anche gelidi venti e violente tempeste sul mare artico. Sono questi gli ingredienti dell’esperienza che la prossima estate vivranno cinque giovani svizzeri che saranno selezionati per lo Swiss Arctic Project.

Una spedizione a due passi dal Polo Nord a bordo della nave “MV San Gottardo” che Charles Michel, responsabile del progetto, racconta con entusiasmo: «Lassù sei estremamente vicino alla natura. È una sensazione incredibile». E parla di balene che giocano con le onde, delle renne con i loro piccoli e dei trichechi che prendono il sole.

Testimoni del cambiamento climatico - Lo Swiss Arctic Project non è tuttavia un viaggio pensato per turisti: si tratta di una spedizione scientifica volta ad aumentare la consapevolezza della popolazione svizzera sulla questione del cambiamento climatico. Un fenomeno, questo, che è particolarmente visibile soprattutto nella regione artica. «I nostri figli dovranno convivere con le conseguenze del riscaldamento globale e saranno costretti a cercare delle soluzioni» sottolinea il responsabile.

Charles Michel ha lavorato per oltre trent’anni per la televisione svizzera ed è stato attivo in tutto il mondo. Ed è nel corso della sua lunga esperienza che ha potuto vedere con i suoi occhi gli effetti del cambiamento climatico. Effetti che comunque sono visibili anche in Svizzera: soltanto lo scorso anno nelle nostre montagne sono infatti andati persi ben 1,5 miliardi di metri cubi di ghiacciai.

Ora è dunque fondamentale affrontare la questione. E lo Swiss Arctic Project sta pertanto cercando cinque giovani di età compresa tra i 16 e i 25 anni interessati ad approfondire il tema del cambiamento climatico, fornendo una documentazione scientifica direttamente dalla regione artica. Ma ricordate: il viaggio sarà una vera e propria avventura, in cui i partecipanti saranno alle prese con temperature sotto lo zero, orsi polari e acque gelide. Insomma, sarà una sfida.

Il messaggio passa dai social media - «Durante la spedizione sarà allestito lo Students Climate Report 2018» spiega Michel. I partecipanti avranno il compito di raccogliere dati e informazioni sul cambiamento climatico, come pure di intervistare politici, parti interessate e ricercatori sul posto. Ma si parla anche e soprattutto di social media, che avranno un ruolo fondamentale nella diffusione delle informazioni (per poter partecipare al progetto è necessario raccogliere il maggior punteggio nella votazione online, vedi box più sotto). Il progetto prevede infatti che i membri della spedizione condividano l’esperienza con i loro conoscenti attraverso i social network, che sia Facebook, Twitter, Youtube, Instagram o un proprio blog.

Il padrino della spedizione sarà Konrad Steffen, uno dei più noti ricercatori svizzeri nell’ambito delle regioni polari, nonché direttore dell’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL). A livello mondiale Steffen è conosciuto soprattutto per i suoi studi sugli effetti del cambiamento climatico. «I partecipanti - ci dice l’esperto - dovranno affrontare le questioni relative al cambiamento climatico e porsi le relative domande». Per Steffen il progetto con i social media è molto interessante, in quanto i giovani tendono ad ascoltare i coetanei piuttosto che seguire lunghe conferenze proposte dagli esperti. «Lo vedo anche con i miei figli» conclude.

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Una querela contro lo Stato per ottenere una migliore tutela contro il riscaldamento climatico. È quanto intende attuare un gruppo di donne svizzere che, riunite oggi a Berna, hanno fondato l'Associazione delle anziane per il clima (Verein KlimaSeniorinnen).

Sono infatti le donne in là con gli anni che più degli altri soffrono gli effetti del cambiamento ambientale, hanno sottolineato le promotrici dell'iniziativa. Esse voglio far valere i diritti fondamentali alla vita e alla salute, e ciò anche per le generazioni future. In questo ambito chiamano in causa gli attuali piani governativi che non proteggono la popolazione dalle "catastrofiche conseguenze" del riscaldamento globale; e ciò - affermano - è anticostituzionale. 

Del Verein KlimaSeniorinnen fanno parte, tra le altre, la consigliera nazionale Anne Mahrer (Verdi/GE), la ex presidente del Partito Socialista Christiane Brunner, altre ex consigliere nazionali, la musicista Irene Schweizer nonché l'operatrice sociale e scrittrice Judith Giovannelli-Blocher, sorella dell'ex consigliere federale Christoph Blocher. La nuova associazione è anche sostenuta da Greenpeace. 

La prevista azione in giustizia contro il Consiglio federale rimprovera al governo di non rispettare la Costituzione: gli attuali obbiettivi climatici della Svizzera (riduzione del 20% entro il 2020 del volume di gas ad effetto serra rispetto al 1990) "sono ben lungi dalle esigenze minime" per evitare "le conseguenze catastrofiche" del riscaldamento dell'atmosfera, ovvero far sì che l'aumento della temperatura globale non superi i due gradi centigradi. 

Tale obiettivo - scrivono le pensionate - è ancorato nella legge sul CO2, oltre che a livello internazionale. Le autorità devono mettere in conto che le loro decisioni contravvengono ai diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione federale e dalla Convenzione europea dei diritti umani. 

L'articolo 74 - ricordano - afferma che "la Confederazione emana prescrizioni sulla protezione dell'uomo e del suo ambiente naturale da effetti nocivi o molesti" e "si adopera per impedire tali effetti". L'articolo 10 prevede poi che "ognuno ha diritto alla vita" e "all'integrità fisica". 

L'azione in giustizia delle anziane, che sarà verosimilmente presentata al Tribunale amministrativo federale (TAF) - entra in un territorio giuridico inesplorato in Svizzera, ma non è una novità assoluta: varie cause del genere sono infatti in corso nel mondo per ottenere una riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra. 

Un recente successo in tal senso c'è stato nei Paesi Bassi, dove l'anno scorso un tribunale ha ingiunto allo Stato di proteggere più efficacemente il clima riducendo del 25% le emissioni di CO2 entro il 2020. Le organizzazioni ambientaliste hanno parlato di prima storica che potrebbe creare giurisprudenza a livello mondiale. Nel frattempo lo Stato olandese ha inoltrato ricorso, pur iniziando ad applicare la decisione. 

Anche i Verdi svizzeri l'anno scorso hanno minacciato un'azione in giustizia se il governo non avesse aumentato le ambizioni in materia di riduzione dei gas ad effetto serra dal 20 al 40% entro il 2002. In novembre avevano osservato che gli individui la cui salute è particolarmente colpita dai cambiamenti climatici sarebbero le persone adatte per avviare un procedimento legale. 

Le promotrici della causa ricordano che soprattutto le donne anziane soffrono più degli altri dei lunghi periodi di calura, che intensificano acciacchi e varie infermità e possono essere letali. Ad esempio la mortalità delle donne nell'estate del 2003 era aumentata in maniera eccezionale.

Fonte: Ticinonews - Donne anziane fanno causa a governo per insufficiente tutela clima